Fondazione Luigi Einaudi https://www.fondazioneluigieinaudi.it/masih-alinejad-chi-e-per-cosa-combatte-lattivista-iraniana-eta-e-carriera-imtv-it/
Masih Alinejad è una giornalista e attivista iraniana, naturalizzata statunitense. Nata a Ghomi nel settembre 1976, ha iniziato la sua carriera lavorando come giornalista nel 2001. I suoi articoli, attraverso i quali si è sempre battuta contro la dittatura della Repubblica islamica in Iran, hanno creato molte polemiche nel Paese tanto da essere perseguitata e minacciata di morte per le sue idee e il suo attivismo a favore dei diritti umani. Nel 2014, inoltre, ha fondato la pagina My Stealthy Freedom, dove invitava le donne iraniane a pubblicare le loro foto senza hijab. Poi, nel 2022 è stato prodotto il docufilm ispirato alla sua storia ed è anche stato pubblico un suo libro, Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran.
Perché Masih Alinejad è stata costretta a fuggire negli Stati Uniti? A causa degli atti persecutori e alle minacce di morte a lei e alla sua famiglia, è stata costretta, nel 2009, a fuggire negli Stati Uniti dove ora vive a New York sotto scorta, ma il suo sogno è quello di ricongiungersi con i suoi cari in Iran. Ora gira il mondo facendosi portavoce della lotta delle donne e degli uomini che combattono contro il regime islamico, in difesa della loro libertà.
Masih Alinejad in Senato a Roma: le sue parole contro il velo islamico Dagli Stati Uniti dove vive, Masih Alinejad è arrivata a Roma a febbraio 2023 per incontrare gli iraniani della diaspora e chiedere un concreto sostegno all’Italia sui diritti umani del suo popolo. Insieme a un altro attivista, Hamed Esmaelion, ha parlato al Senato italiano, ospite della fondazione Luigi Einaudi: "Il velo islamico obbligatorio è come il muro di Berlino, se riusciamo ad abbattere questo muro la Repubblica islamica dell’Iran non esisterà più, credo che il velo sia uno dei pilastri principali della dittatura religiosa e che questa rivoluzione guidata dalle donne e sostenuta dagli uomini, sia andata oltre l’hijab. Dico di no all’apartheid di genere voluto da questo regime perché le donne sono stufe di sentirsi dire cosa indossare e quale stile di vita adottare, questo è il XXI secolo e le donne vogliono decidere sul proprio corpo."
|