Made in China
Questo libro racconta un'avventura privata, quella dell'autore, catapultato da Londra nella Cina della metà degli anni Ottanta, e quella, più generale, di un paese che si sta rapidamente lasciando alle spalle le ultime vestigia del comunismo e della cultura tradizionale per aprirsi al libero mercato. Un racconto che si dispiega attraverso alcuni aspetti fondamentali della vita cinese: il cibo, il sesso, il denaro, la famiglia, la politica e la religione. Introducendo il lettore nelle case, nelle saune, nei ristoranti e nei templi il volume restituisce l'immagine di un mondo che è passato in pochi anni e molto velocemente, dall'antichità alla modernità, dalla povertà alla ricchezza.
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La Cina ha raggiunto risultati economici straordinari, grazie a un tasso di sviluppo che negli anni novanta è stato mediamente superiore all'8 per cento. Già oggi è la quarta potenza industriale (l'Italia è stata sorpassata un paio d'anni fa), e le previsioni sono che - a costanza di sviluppo - tra una decina d'anni supererà gli Stati Uniti. Per questo, peccano di miopia strategica le analisi che oggi vedono l'attacco di Bush all'Iraq come una "guerra preventiva" contro Saddam Hussein, mentre nel disegno globale del Pnac - il Plan for the New American Century - di Wolfowitz, Cheney, Rumsfeld e di tutta la società dei neocon l'assalto a Baghdad è stato in realtà la guerra preventiva contro la Cina. Pechino è già oggi uno dei primi importatori di petrolio, e il mantenimento del tasso di sviluppo impone alle sue industrie un aumento progressivo e costante del ritmo di questa importazione; controllare con i marine - o comunque con un governo devoto - il rubinetto delle risorse energetiche del più importante bacino di riserve petrolifere significa controllare e condizionare anche il tasso di sviluppo della Cina.
Naturalmente ci sono variabili infinite che possono incidere su questo scenario,
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