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Queste pagine sono frutto delle ricerche e delle letture effettuate nel preparazione del viaggio per renderle il più possibile accurate ed attendibili. È comunque inevitabile che alcune informazioni risultino superate. Istanbulkart. Girovagare in tramLa rete dei trasporti pubblici di İstanbul funziona in maniera eccellente e uno dei suoi punti di forza è la tessera ricaricabile chiamata İstanbulkart, simile alla Navigo di Parigi. La Istanbul Kart è una carta ricaricabile valida su tutti i mezzi pubblici. Utilizzando la Istanbul Kart si risparmia innanzi tutto sul prezzo della singola corsa, in quanto per qualsiasi mezzo pubblico si pagano 27 Lire (invece dei 40 che si pagano acquistando un biglietto singolo).La Istanbul Kart è comoda perché è valida senza limiti di tempo, teoricamente vale per sempre, il suo costo da vuota è di 130 Lire.Non è necessario prendere più di una Istanbul Kart se si fa parte di un gruppo numeroso o si è in famiglia, ne basta solo una dato che è possibile ricaricarla col credito necessario per tutti, anche se c’è un limite mensile di ricarica fissato a 2500 lire, quindi potrebbe essere necessario prenderne sempre più di una se usata intensamente e per più persone. Ovviamente se ne prendete solo una ai tornelli del tram o sui bus va fatta passare di mano in mano. Si trova in tutti i chioschi e macchinette alle fermate di tram, metro, autobus e traghetti, si può acquistare alle macchinette anche presso gli aeroporti. Per utilizzarla è sufficiente farla passare davanti ai sensori dei tornelli ed attendere il bip di conferma. Si ricarica facilmente negli stessi chioschi in cui si acquista oppure tramite le apposite macchinette. Attenzione però, non tutte le macchinette accettano le carte di credito, quindi è opportuno avere lire turche per poter acquistare la carta e per ricaricarla. Per i turisti comunque potrebbe non essere così essenziale a meno che non se ne faccia un grande uso, il carnet da 10 biglietti infatti come detto sopra può rappresentare un buon affare costando 305 lire. Con la Istanbul kart potrete accedere agli autobus, alla metropolitana, ai tram, ai traghetti e alla funicolare. https://www.istanbulkart.istanbul/ https://it.istanbulepass.com/how-to-get-istanbul-kart.html https://www.scopriistanbul.com/istanbulkart Museum Pass TürkiyeLa Museum Pass Card permette di entrare nei musei statali del Paese senza far code alle biglietterie e, soprattutto, risparmiando sul costo dell’acquisto singolo di ciascun ingresso. Con la Museum Pass Card si può accedere una sola volta in ognuno dei musei del circuito e la validazione inizia dalla prima entrata in un museo (fa fede l’orario stampato nella convalida dei tornelli). Può essere acquistata nelle biglietterie dei musei del circuito e presso alcuni hotel autorizzati. Numerosi sono gli sconti di cui il turista può usufruire anche presso altre strutture museali private, per eventi culturali e spettacoli. Il Ministero della Cultura e del Turismo della Turchia mette a disposizione dei turisti 5 diversi tipi di pass, dedicati ad - Istanbul, - Cappadocia, - aree di Mar Egeo - aree Mar Mediterraneo - tutto il Paese (Museum Pass Türkiye 165 €) Non sono invece inclusi nei Museum Pass: Santa Sofia (25 euro), Cisterna(18 euro) Si risparmia se interessano questi siti: Istanbul Topkaki 45 € Galata tower 30 € Cappadocia Göreme 20€ Ilhara Valley 15 € Kaymakli 13 € ( città sotterranea) Anatolia e costa Museo Adana 5€ Tarso S. aolo 3€ Anamur 3€ Xantos 3€ Pamukkale 30€ Hierapolis 30€ Afrodisias 12 € Efeso 40 € Totale 240 (risparmio 81 € a persona al 1 settembre 24)
Per non fare la coda, acquista on-line: https://muze.gov.tr/urun-ekle?catalogNo=KRT-MSP01-27-002 Info: https://www.turchia.it/info-turistiche/ https://www.turchiapertutti.it/informazioni-utili/pass-musei-e-siti-archeologici-in-turchia/ SultanametI visitatori di passaggio trascorrono quasi tutto il poco tempo a loro disposizione nel quartiere di Sultanahmet, dove sono concentrate le principali attrazioni della città: il Palazzo Topkapi, cuore dell'Impero Ottomano; la Sultanahmet Camii, meglio conosciuta come Moschea Blu; e la più grande testimonianza dell'Impero bizantino, la Chiesa di Santa Sofia. Vi sono anche l'Ippodromo, il Museo delle arti turche e islamiche (con sede nell'ex palazzo di İbrahim Paşa), la cisterna sotterranea Yerebatan e il Gran Bazar, il più grande mercato coperto del mondo. L'architettura monumentale, i piacevoli parchi e giardini, i caffè all'aperto e i vantaggi di una strada principale semi-pedonale (percorsa solo dalla linea del tram) contribuiscono a rendere questa zona interessante per visite e pernottamenti. Tuttavia, la prima impressione di Sultanahmet (spesso anche la prima esperienza in assoluto della Turchia) può essere negativa.. Una folla di procacciatori di clienti si accalca attorno all'Ippodromo e in Divan Yolu Caddesi, importunando i nuovi arrivati per convincerli a visitare i negozi di tappeti o ad assumerli come guide. Scoprirete presto che una tolleranza benevola abbinata a un atteggiamento schietto sono il miglior antidoto contro la secchezza; d'altro canto, nascosto in qualche angolo segreto del negozio di tappeti che ti hanno consigliato, potrebbe esserci proprio quello che stavi cercando. Hagia Sophia
Per quasi un millennio Aya Sofya(Santa Sofia) (è stata l'edificio architettonico più grande del mondo, ideato per imprimere la potenza e la ricchezza degli imperatori bizantini nelle menti dei loro sudditi e dei dignitari stranieri in visita. Ubicata tra il palazzo Topkapı e la Moschea Blu sull'antica acropoli, il primo colle di İstanbul, la chiesa ha dominato il profilo della città per un millennio, fino a quando le cupole e i minareti delle moschee cittadine hanno iniziato a sfidarne l'eminenza, nel XVI secolo. Considerando le vicissitudini subite dall'edificio nel corso dei secoli, nonché i relativi costi di mantenimento (un rovinoso far-dello per i bizantini) è sorprendente trovare Santa Sofia ancora in piedi. Sta di fatto che, dopo anni di lavori, dalle impalcature sono finalmente emersi una splendida cupola interna e un meraviglioso esterno di mattoni e muratura di pietra. Cenni storiciSanta Sofia, "la chiesa della Divina Sapienza", è la terza chiesa con questo nome eretta sul medesimo sito; venne commissionata dall'imperatore Giustiniano dopo la distruzione dell'edificio precedente in occasione della rivolta di Nika del 532. Agli architetti, Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, fu affidato il compito di creare un edificio unico nell'impero bizantino per dimensioni e combinazione di elementi stilistici: fino al XVI secolo nessuno avrebbe osato imitarlo o costruirne uno che con esso potesse rivaleggiare. A lungo rimase un importante simbolo della grandezza dell'impero bizantino anche dopo la distruzio-ne dello stesso. Diventò l'ispirazione (se non l'ossessione) del più grande architetto ottomano, Mimar Sinan, il quale consacrò la propria vita al tentativo di superarne le prodezze tecniche: una cupola di 30 m che volteggia su uno spazio apparentemente vuoto invece di essere supportata da massicce pareti. Una struttura senza precedenti, le cui dimensioni, ai limiti dell'impossibile, impedivano agli stessi architetti di verificare se i loro progetti avrebbero avuto successo o meno. L'edificio venne eretto inizialmente in cinque anni, ma dopo vent'anni e molteplici terremoti la cupola centrale crollo e il compito di ricostruirla fu affidato a Isidoro il Giovane, nipote di uno degli architetti originari. Quest'ultimo innalzò i contrafforti esterni e la stessa cupola e, probabilmente, rimosse le ampie finestre dalle arcate dei timpani nord e sud, iniziando quella graduale chiusura delle vetrate che ha portato alla fioca penombra in cui si trovano a brancolare i visitatori moderni. La profanazione più grave avvenne nel 1204, quando la chiesa fu saccheggiata dai soldati cattolici nel corso della IV crociata. I predatori frantumarono l'altare e se ne spartirono i pezzi tra loro, strapparono gli arazzi e utilizzarono muli per trafugare gli ornamenti d'oro e d'argento. Fecero sedere sul trono del patriarca una prostituta, la quale "cantò e danzò nella chiesa, per mettere in ridicolo gli inni e le processioni degli orientali". Due secoli e mezzo dopo, nel 1452, la chiesa bizantina accettò con riluttanza l'unione con i cattolici nella speranza di ricevere aiuto dalle potenze occidentali contro i turchi, ma ormai era troppo tardi. Il 29 maggio 1453 si realizzò il sogno di coloro che avevano affermato di preferire il turbante di un turco al copricapo di un cardinale per le strade di Costantinopoli. Maometto il Conquistatore si precipitò nella chiesa di Santa Sofia e interruppe il saccheggio in corso. Fece sgomberare l'edificio dalle reliquie e vi celebrò il suo primo ufficio il venerdì seguente. In seguito fu eretto un minareto di legno nell'angolo sud-occidentale dell'edificio, sostituito solo alla fine del XVI secolo, quando il restauro dell'edificio fu affidato a Mimar Sinan. A metà del XIX secolo i mosaici subirono massicci restauri da parte dei fratelli Fossati, di origine svizzera, ma furono nuo-vamente coperti per non urtare la sensibilità musulmana. Furono persino apposti dei medaglioni per nascondere i volti degli angeli dipinti dai Fossati nei pennacchi occidentali. L'edificio continuò a svolgere la funzione di moschea fino al 1932, quando venne nuovamente restaurato. Nel 1935 Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l’edificio in un museo. I tappeti vennero tolti e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli mentre l’intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso. Ai membri progressisti del governo turco va riconosciuto il merito di non aver ceduto alle pressioni popolari di riconvertire Santa Sofia in moschea. Dagli inizi degli anni "90, l'ezan (la chiamata islamica alla preghiera) risuona nuovamente dai minareti. Nel luglio del 2020, per volere del partito al governo, Santa Sofia ritorna aperta al culto islamico e quindi viene nuovamente trasformata in Moschea. I mosaici e le raffigurazioni cristiane rimangono visibili. L’ingresso a partire dal 15 gennaio 2024 è permesso ai turisti solo al secondo piano, con un biglietto di ingresso dal costo di 25 euro. Un vikingo al servizio del Sacro Romano ImperoCi sono almeno due iscrizioni runiche nei parapetti in marmo di Hagia Sophia. Potrebbero essere state incise dai membri della Guardia Variaga a Costantinopoli durante l'era vichinga. L'iscrizione HalfdanLa prima iscrizione runica fu scoperta nel 1964 su un parapetto all'ultimo piano della galleria meridionale e la scoperta fu pubblicata da Elisabeth Svärdström in "Runorna i Hagia Sofia", Fornvännen 65 (1970), 247–49. L'iscrizione è consumata, quindi oggigiorno è leggibile solo -ftan, che è il nome norreno Halfdan. Il resto dell'iscrizione è considerato illeggibile, ma è possibile che seguisse la formula comune "NN ha inciso queste rune". La seconda iscrizioneUna seconda iscrizione fu scoperta da Folke Högberg di Uppsala nel 1975. Fu scoperta in una nicchia nella parte settentrionale della stessa galleria della prima iscrizione. La scoperta fu segnalata al Dipartimento delle Rune di Stoccolma nel 1984, ma non fu pubblicata. L'archeologo Mats G. Larsson scoprì di nuovo le rune nel 1988 e pubblicò il ritrovamento in "Nyfunna runor i Hagia Sofia", Fornvännen 84 (1989), 12–14. Lesse ari:k e lo interpretò come un possibile "Ári m(ade)" o "Ári s (crisse queste rune)". Högberg aveva fatto una lettura diversa da Larsson nel 1975, e questa lettura è stata supportata da Svein Indrelid, un professore di archeologia all'Università di Bergen, nel 1997. La lettura di Högberg e Indrelid è il nome dell'uomo Árni e considerano l'iscrizione un puro graffito, a differenza di Larsson. Larsson venne a conoscenza dell'interpretazione di Högberg nel 1989, ma difese la sua interpretazione. La tomba di Enrico Dandolo, vera o falsa?La storia della Repubblica di Venezia è indissolubilmente legata alla figura del Doge… Personalità carismatiche, ma anche avventurieri e traditori, che, in undici secoli, hanno plasmato la storia di Venezia. Uno dei Dogi che ha lasciato più suggestioni nell'immaginario collettivo è sicuramente Enrico Dandolo: secondo la tradizione fu eletto alla somma carica della Repubblica di Venezia nel 1192, quando aveva già raggiunto la veneranda età di 85 anni.
Suo è il merito (o la vergogna?) di aver convinto i Crociati, che si
erano radunati a Venezia per andare a liberare la terra Santa dagli
infedeli, a dirottare i loro sforzi su un'altra destinazione:
Costantinopoli. Ma che fine fece Enrico Dandolo? A 100 anni, cieco, comandò personalmente la flotta veneziana alla conquista di Costantinopoli… Morì nel 1205 a causa di una necrosi e fu sepolto nella galleria del matroneo nella Basilica di Santa Sofia, tra i posti riservati alla famiglia imperiale: è stato il primo e ultimo uomo ad essere sepolto nella grande basilica. Stando alla tradizione, dopo la conquista della città da parte dei turchi nel 1453, la sua tomba fu aperta e le sue ossa furono gettate in pasto ai cani. La lapide recante la scritta ‘Henricus Dandolo' ancora campeggia nell'odierno museo di Santa Sofia. Alcuni studi recenti individuerebbero nella lapide un falso dell'800, fatto mettere lì dall'architetto italiano Gaspare Forlati. Tra i pezzi più noti del bottino portato a Venezia da Costantinopoli ci sono appunto i cavalli di bronzo conservati nella Basilica di San Marco. I cavalli presenti all'esterno della Basilica, sulla loggia, sono solo delle copie… Gli originali cavalli di bronzo sono conservati nel Museo di San Marco, visitabile acquistando l'apposito biglietto d'ingresso direttamente in basilica oppure con la nostra affascinante visita guidata al Museo di San Marco. La Grecia veneziana contro il nuovo sultanoDi fronte alle ambizioni panislamiche del sultano turco, che si permette di prendere per il culo il Papa invitandolo all’inaugurazione della moschea di Santa Sofia, il governo italiano come sempre tace. Una delle più grandi e più antiche basiliche cristiane, fatta erigere da imperatori romani, ritorna moschea, impone il velo islamico, e al governo di Roma va tutto bene. Per trovare un Paese che alza la voce, che mette sotto accusa la Turchia e le scelte del suo sultano, bisogna passare l’Adriatico. E la voce è quella di una donna, la presidente della Repubblica di Grecia, Katerina Sakellaropoulou: "Santa Sofia – sono le sue parole – “è uno dei principali simboli del Cristianesimo”, la decisione di farne una moschea “allontana la Turchia dai valori di uno stato laico e dai princìpi di tolleranza e pluralismo. Questa azione non è un affare interno della Turchia, ma una questione più ampia, per la quale la comunità internazionale deve esprimere la sua condanna in maniera diretta”. Ancora una volta, siamo a casa nostra: per secoli la Grecia ha visto nel dominio e nella forza di Venezia l’unica difesa contro l’espansionismo dell’Impero Ottomano, ed è troppo vicina alla Turchia per non vedere la realtà e i pericoli che il risveglio del Sultanato comporta per tutto l’Occidente. Caferaga Madrasa
Nel 1559, Cafer Aga, uno degli agha Babüssaade
(1520–1566), chiese a Mimar Sinan (Koca Sinan) di costruire
la Caferaga Madrasa. Nel 1989, la Turkish Culture Service Foundation
sistemò la madrasa. Ciò la rese una delle madrase indipendenti che
esistono ancora oggi, sebbene necessitassero di manutenzione. Yerebatan Sarayi (Cisterna Basilica)Dal Palazzo Topkapi o da Santa Sofia, attraversando i binari del tram in Caferiye Sok e scendendo la collina, una breve passeggiata conduce a Yerebatan Sarayı (tutti i giorni dalle 9 alle 18; 6 $), il "palazzo sommerso", noto anche come Cisterna Basilica. Si tratta di una delle numerose cisterne sotterranee, interrate proprio sotto il cuore di Sultanahmet (corrispondente alla linea del tram, alla stazione della Polizia Turistica e a parte delle fondamenta di Santa Sofia) ed è la prima ad essere stata scavata quasi interamente. Anche se solitamente affollato, la visita è sicuramente soddisfacente. L'ingresso è in Caferıya Sok, mentre l'uscita è in Yerebatan Caddesi, sopra la sala più grande del complesso. Costruita probabilmente dall'imperatore Costantino nel IV secolo e ampliata da Giustiniano nel VI, la cisterna veniva alimentata dagli acquedotti provenienti dalle sorgenti della foresta di Belgrado e, a sua volta, riforniva il Gran Palazzo e il Palazzo Topkapi. Cadde in disuso nel secolo successivo con la conquista di ottomana e la sua esistenza divenne pubblica solo nel 1545, quando il francese Petrus Gyllius la trovò grazie agli abitanti del luogo che avevano costruito le loro case sulla cisterna e scavato alcuni pozzi. Gli abitanti della zona tenevano le loro barche da pesca in acqua: era il pesce fresco venduto nelle strade vicine ad incuriosire Gyllius. I restauri iniziarono nel 1987: furono rimosse 50.000 tonnellate di acqua e fanghi; le pareti vennero rivestite per renderle impermeabili; otto colonne furono rinforzate con cemento. La costruzione di passerelle sopraelevate al posto delle barre di canottaggio utilizzate dai primi turisti può sembrare blasfema, ma questi nogiochi di luci colorate, facilita la visita delle parti in muratura. Yerebatan, la più grande cisterna coperta della città, lunga 140 m e larga 70 m, conteneva 80.000 m3 d'acqua. Le piccole volte in mattoni sono sostenute da 336 colonne, la maggior parte delle quali con capitelli corinzi. I diversi stili delle colonne (una è addirittura scolpita con motivi decorativi a forma di tronco d'albero, ed è quindi simile ai resti di colonne rinvenuti dietro l'università in Ordu Caddesi) indicano che probabilmente furono realizzate con materiali recuperati da strutture antiche. Le due teste di Medusa nell'angolo sud-occidentale, venute alla luce quando la foresta venne prosciugata, furono utilizzate come materiale da costruzione: questo spiegherebbe il fatto che fossero completamente sommerse e invisibili. Il suggestivo percorso turistico si snoda lungo passerelle, collocate sull'acqua alla fine del XX secolo, prima delle quali era necessario utilizzare le imbarcazioni. L'Ippodromo (At Meydanı)L'Ippodromo, un tempo centro culturale dell'Impero bizantino, ospita oggi il lungo e stretto giardino pubblico noto come At Meydanı, o Piazza dei Cavalli. Questa striscia di terra piuttosto anonima, con una strada che ne percorre l'intero perimetro, è oscurata dal palazzo di İbrahim Paşa da un lato e dalla Moschea Blu dall'altro, ma il suo significato storico supera quello di molti altri monumenti di Istanbul. Lo stadio venne inizialmente progettato dall'imperatore romano Settimio Severo nel 200, e successivamente ingrandito da Costantino il Grande per farne un teatro di cerimonie e giochi di corte. L'orientamento e le dimensioni originali dell'arena, lunga 480 m e capace di contenere fino a 100.000 persone, sono stati perlopiù mantenuti dal parco attuale, anche se l'anfiteatro è andato distrutto durante la costruzione della moschea del sultano Ahmet. L'Ippodromo ha comunque continuato a essere il fulcro delle cerimonie di stato dei sultani ottomani. Oggi l'ampio spazio aperto rappresenterebbe poco più di un piacevole luogo di riposo dal frastuono circostante, se l'interesse non fosse suscitato dai monumenti di cui è disseminato, in ordine apparentemente sparso, per tutta la sua lunghezza. Sul confine meridionale del parco si trovano i residui della fila di obelischi, colonne e statue che in origine adornavano la spina, l'asse centrale rialzato dell'arena intorno al quale gareggiavano i carri. Quello più settentrionale, l'obelisco egizio, era altro 60 m, ma ora raggiunge solo un terzo dell'altezza originaria per-ché si ruppe durante il trasporto dall'Egitto nel IV secolo. L'obelisco fu commissionato per celebrare le vittorie di Tutmosi III, appunto in Egitto, nel XVI secolo a.C., ma le scene sul basamento ne commemorano l'erezione a Costantinopoli sotto la direzione di Teodòsio I. Tra le figure intagliate vi so-no giovani danzatrici con musicisti, Teodosio stesso e la sua famiglia che osservano una gara di carri (lato sud), e un gruppo di prigionieri in ginocchio che rendono omaggio all'imperatore (lato ovest). La colonna serpentina proviene dal tempio di Apollo a Delfi, dove era stata dedicata al dio dalle 31 città elleniche vittoriose sui persiani a Platea nel 479 a.C. La colonna fu portata a Costantinopoli da Costantino il Grande. In origine i tre serpenti di bronzo intrecciati avevano delle teste che si dipartivano dalla colonna stessa in tre direzioni diverse. La mascella di uno dei serpenti fu recisa da Maometto II (in ottomano: محمد ثانى, Mehmed II, detto ﺍلفاتح, Fātiḥ, "Il Conquistatore"; turco moderno: Fatih Sultan II Mehmet), al suo arrivo a Costantinopoli, come atto di sfida contro tali simboli di idolatria, mentre le altre teste probabilmente furono spezzate in un atto vandalico all'inizio del XVIII secolo. Una di esse è esposta nella mostra "İstanbul nelle epoche storiche" presso il Museo Archeologico. Il terzo monumento antico della spina è un enorme blocco di pietra grezza, una colonna alta 32 m senza particolare valore decorativo né pratico. L'imperatore Costantino Porfirogenito probabilmente aveva la stessa opinione nel X secolo, poiché restaurò la colonna e la fece rivestire di lamine di bronzo dorato. La decorazione venne però asportata e fusa dai crociati durante il Sacco di Costantinopoli del 1204. Le origini della colonna, nota come colonna di Costantino, sono incerte ma un'iscrizione riporta che era già gravemente danneggiata quando Costantino ne intraprese il restauro.
Sintesi di luoghi e monumenti da Wikipedia, selezionati dalla relazione Luisa Pignari
dal 31 luglio 2024 |